Relazione sanitaria 2001: il percorso assistenziale

 

La legge regionale definisce il “percorso assistenziale” come “il risultato di una modalità organizzativa che assicura tempestivamente al cittadino in forme coordinate, integrate e programmate l’accesso informato e la fruizione appropriata e condivisa dei servizi sanitari di zona e dei servizi ospedalieri in rete, in relazione agli accertati bisogni di educazione alla salute, di servizi preventivi, di assistenza sociale, di diagnosi, cura e riabilitazione”. Il percorso assistenziale è quindi uno strumento grazie al quale il cittadino può orientarsi nei meandri, spesso difficoltosi, dei servizi sanitari. Per garantire la migliore assistenza possibile, le strutture sanitarie presenti sul territorio integrano i diversi servizi che esse offrono, attraverso un meccanismo a “rete”, grazie al quale concordano le modalità assistenziali più appropriate per l’utente. La rete viene attivata dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta.

La Regione Toscana ha predisposto degli specifici percorsi collegati all’assistenza a pazienti diabetici, oncologici, nefropatici cronici, a coloro che sono in attesa di trapianto e post-trapiantati, a coloro che necessitano di nutrizione artificiale domiciliare e a quelli che si devono recare all’estero.

Nello specifico, nel corso dell’anno 2001, a livello di Azienda U.S.L. n. 12sono state intraprese le seguenti azioni:

1.        informazione al cittadino sui servizi erogati mediante aggiornamento della carta dei servizi e diffusione della stessa in tutti i presidi, in collaborazione con l’U.R.P. (Ufficio relazioni con il pubblico);

2.        valutazione dei bisogni dell’anziano e della condizione di non-autosufficienza, con predisposizione di piano terapeutico assistenziale, da parte delle “Unità di Valutazione Geriatrica” (UU.VV.GG.), costituite in ciascuno dei tre distretti (Delibera Direttore Generale n. 472 del 01/04/1999), con compiti, funzioni e percorso assistenziale definiti nelle tabelle A e B della Delibera C.R.T. 228/98;

3.        definizione di un percorso privilegiato per accertamenti e visite specialistiche urgenti, attivato dal medico di medicina generale mediante contatto telefonico diretto con referenti ospedalieri, relativamente alle branche di radiodiagnostica, cardiologia, ortopedia e urologia, finalizzato a migliorare la qualità dell’assistenza, rendendo più snelli determinati percorsi diagnostici ed evitando nel contempo accessi impropri ai servizi di Emergenza Urgenza, che, non conoscendo gli assistiti, potrebbero divenire fonte di lunghe e costose indagini diagnostiche;

4.        realizzazione di specifici progetti assistenziali, uno rivolto al malato oncologico (A.D.O.), in collaborazione con C.O.R.D e C.O.R.A.T.,U.C.P., l’altro finalizzato a garantire continuità assistenziale al momento della dimissione di anziano con esiti di ictus o frattura di femore, nei quali sono stati definiti:

·         ruolo dei vari attori;

·         procedure di attivazione;

·         presa in carico del paziente;

·         percorsi finalizzati a garantire anche a livello domiciliare, oltre alle prestazioni di assistenza di base, quelle specialistiche relativamente alla nutrizione parenterale e alla terapia del dolore nel paziente oncologico, e le prestazioni di fisioterapia e di integrazione sociosanitaria per il paziente anziano con esiti di ictus o frattura di femore.

I progetti attuati presentano le seguenti caratteristiche:

·         si basano su protocolli ben definiti, sia per quanto riguarda gli aspetti terapeutici, che assistenziali;

·         prevedono soluzioni organizzative interne già concretamente definite;

·         prevedono forme di collegamento tra assistenza ospedaliera ed assistenza territoriale;

·         prevedono forme di collegamento con l’assistenza medica di base;

·         prevedono azioni coordinate di formazione professionale del personale.

5.        Attivazione di un progetto per l’anziano affetto da Morbo di Alzheimer e sua famiglia, anche in collaborazione con i Comuni della Zona sociosanitaria, per l’individuazione di percorsi assistenziali preferenziali.

Per il coordinamento e monitoraggio del progetto è stato costituito un gruppo di lavoro stabile, che ha definito il ruolo dei vari soggetti coinvolti (medici di medicina generale, Unità valutative geriatriche distrettuali, Unità valutativa Alzheimer, rete dei servizi assistenziali), i criteri di assegnazione di priorità per la presa in carico e le relative procedure di attivazione.

6.        Definizione di modalità di pagamento ticket, con predisposizione di apposita modulistica finalizzata a garantire la prestazione anche nel caso di accesso agli ambulatori specialistici senza avere preventivamente effettuato il pagamento, come previsto dalle linee guida per l’organizzazione del percorso assistenziale definite dalla Regione Toscana.

7.        Attivazione della consegna gratuita a domicilio dei referti di esami di laboratorio mediante spedizione postale.

8.        In accordo con i pediatri di libera scelta sono stati attivati due specifici programmi di screening, come previsto nel PAL 1999-2001, per la diagnosi precoce della sordità (mediante boel-test) e dell’ambliopia (mediante stereo test di Lang). Gli screening sono stati attuati mediante la definizione di percorsi assistenziali, attivati dal pediatra di libera scelta, che vedono coinvolti gli specialisti ambulatoriali presenti nei distretti e i reparti ospedalieri di Pediatria, oculistica, otorinolaringoiatria; il Distretto ha svolto un importante ruolo di coordinamento nella pianificazione delle modalità di accesso ai servizi.

9.        Nel corso del secondo semestre 2001 è stato inoltre definito un percorso preferenziale per l’effettuazione di esami urgenti in età pediatrica. Il percorso definito è il risultato di un accordo tra i pediatri di libera scelta e l’Azienda U.S.L. e rappresenta una concreta realizzazione di integrazione tra ospedale e territorio; infatti vede coinvolti i pediatri di famiglia, il distretto socio-sanitario, la direzione sanitaria ospedaliera, la radiologia, il laboratorio di analisi e il reparto ospedaliero di pediatria. Il percorso assistenziale ha la finalità di favorire un accesso sempre più agile ai servizi sanitari con l’obiettivo di elevare il livello di soddisfazione del cittadino e nel contempo di ottimizzare l’uso delle risorse e dei servizi riducendo gli accessi impropri al Pronto soccorso. Nell’ottica del “Percorso assistenziale” sono state definite le modalità di accesso, le fasi del processo, gli operatori coinvolti in ciascuna fase ed il loro ruolo specifico, le modalità di comunicazione tra gli operatori, gli esami oggetto del percorso preferenziale. Il pediatra di libera scelta rappresenta la figura professionale cardine del percorso, in quanto primo riferimento per l’individuazione e la risposta ai bisogni di salute del bambino,  nonché operatore professionale del servizio sanitario che informa, attiva il percorso, si rapporta con gli altri operatori. Il distretto socio sanitario e la direzione ospedaliera rappresentano il livello dove si attua il coordinamento, la programmazione e la pianificazione degli interventi.

10.     Nel secondo semestre 2001 sono stati definiti gli aspetti organizzativi di due progetti in ambito pediatrico “Self-help” e “Dimissioni precoci del neonato sano”, che vedranno la realizzazione concreta nell’anno 2002. Il progetto Self-help ha l’obiettivo di incentivare i Pediatri ad utilizzare in studio il maggior numero possibile di presidi diagnostici (test per la rilevazione dello streptococco in faringe, esecuzione stick urine, esecuzione podoscopia, otoscopia pneumatica, spirometria ecc.) al fine di migliorare il percorso assistenziale per il cittadino e il rapporto costi-efficacia del Servizio Sanitario, perseguendo l’appropriatezza delle prestazioni e dell’uso delle risorse (riduzione prescrizione antibiotici, riduzione ricoveri non appropriati, riduzione spesa per esami diagnostici e per prestazioni specialistiche ecc.). Il progetto “Dimissioni precoci del neonato sano” ha l’obiettivo generale di favorire la deospedalizzazione garantendo nel contempo continuità assistenziale e più specificatamente di colmare il vuoto assistenziale che si è creato con l’attuazione della dimissione del neonato in terza giornata senza il coinvolgimento concordato della pediatria di famiglia.

 

Dott. Fabio Michelotti

Responsabile U.F. Distretti